E’ tra i torreggianti
palazzi
che scorgo
archi giganti,
grigi terrazzi
schiacciati
tra loro,
gli spazi brevi
impediti ai carri,
ma liberi al gioco
di bimbi
da guerra nati;
su campi d’arena
scontri leali.
Il porto sbarrato
passato,
e doni stranieri.
Genova,
per me,
era restare
tra le verticali mura,
i grigi e i neri palazzi,
i lavatoi,
le chiese cadenti,
il Bianco, il Rosso
e San Lorenzo,
il Belvedere L. Montaldo
dove si va per il Paradiso.
Alex

3 Commenti
Ecco, anche per me,di là, si andava per il Paradiso… ma qualcosa, ormai, mi nega il passo, e la porta del Paradiso è chiusa per sempre, almeno su questa terra.
Almeno per me.
Sei molto bravo, e mi hai ridato coscienza della mia inguaribile malinconia.
E’ Caproni (poeta livornese amante di Genova) che dice che “di lì si va per il Paradiso” (mi sono solo appropriato del verso.
Se non lo conosci leggi “Litania”.
Passerò appena posso in S. Brigida. Promesso.
Alessandro
Certo che conosco “Litania”, anzi, credo di averne ripreso involontariamente l’intonazione nella mia “Genova..”: in genere, però, mi si definisce più “sbarbariana”- non che mi dispiaccia – quando non colloquiale, discorsiva, e così via.
Beh..ancora un grazie, e a presto. A.