L’odore,
umido,
degli aghi sparsi
sotto i contorti pini
mi ebbra e stordisce
con gli echi
della sua virile fragranza.
Voglio raggiungere
la torre distante,
attraverso il sentiero
che m’inghiotte
nel verde cupo della costa
scheggiata dal sole,
tra i rami distesi
e
nella molle cadenza del passo,
ero
come evaporato
dall’insolito quieto rumore
del vento senza fastidio.
Quasi mi viene da urlare
il nome,
il tuo.
Mi ribatte il doppio fischio
del merlo lesto
a celarsi
e sosto solo
a guardare la piatta foto
colpita da una striscia obliqua di sole,
sommerso di vecchio amore.

Pubblica un Commento

Devi essere loggato per inserire un commento.